La sera del ricevimento a Palazzo Valdieri era iniziata con sorrisi impeccabili, musica elegante e conversazioni che sembravano leggere come bolle di champagne. Per Bianca Bellandi, però, ogni minuto trascorso nella grande sala diventava più difficile del precedente. Aveva indossato l’abito migliore che possedeva, un vecchio vestito color avorio appartenuto a sua madre, accuratamente restaurato per nascondere i segni del tempo. Il tessuto era raffinato, ma non abbastanza da competere con gli abiti delle ereditiere presenti quella sera.
Bianca conosceva bene il motivo per cui quelle persone la osservavano. Dopo la morte di suo padre, la famiglia Bellandi aveva perso quasi tutto. Le proprietà erano state vendute una dopo l’altra, i debiti si erano accumulati e persino la grande casa di campagna rischiava di passare a un creditore. Sua madre cercava disperatamente una soluzione, mentre Bianca continuava a fingere che tutto fosse sotto controllo.
Quando una nobildonna le domandò con un sorriso troppo dolce se la famiglia avesse ancora una carrozza, Bianca rispose con educazione. Ma dentro di sé sentì qualcosa cedere.
Si allontanò dal salone cercando un corridoio tranquillo. Voleva soltanto respirare. Attraversò una galleria decorata con vecchi ritratti e si fermò quando sentì delle voci provenire dalla biblioteca.
Riconobbe immediatamente quella di sua madre.
«Non voglio che Bianca lo scopra in questo modo» disse la donna.
Un uomo rispose con voce calma. Era il Marchese di Rovenza, uno degli uomini più ricchi e influenti presenti al ricevimento.
«Non c’è bisogno che conosca ogni dettaglio. Quando i documenti saranno pronti, comprenderà che è la soluzione migliore.»
Bianca rimase immobile.
La madre abbassò la voce. «Lei non lo ama.»
«L’amore non paga i debiti.»
Quelle parole furono sufficienti.
Bianca arretrò lentamente dalla porta. Non volle ascoltare altro. Aveva finalmente capito che sua madre aveva accettato una proposta matrimoniale per lei senza chiederle nulla.
Non era una proposta d’amore. Era un accordo.
Tornò nella sala con il volto impassibile. Un servitore passò accanto a lei con un vassoio e Bianca prese un bicchiere. Lo bevve rapidamente. Poi ne prese un altro.
La sua amica Livia la raggiunse poco dopo.
«Bianca, che cosa è successo?»
Bianca rise, ma il suono era troppo fragile per sembrare naturale.
«Mia madre ha trovato il mio futuro.»
«Che cosa significa?»
«Significa che presto avrò un marito che non ho scelto.»
Livia rimase senza parole.
Bianca guardò verso le porte del giardino. Oltre i vetri, sotto la luce della luna, il Duca di Montelupo stava osservando la fontana.
Alessandro Rinaldi era conosciuto in tutta la nobiltà italiana per la sua riservatezza. Non cercava approvazione, non partecipava ai pettegolezzi e raramente concedeva agli altri una seconda occhiata. Il suo titolo gli aveva dato potere, ma il suo carattere gli aveva procurato una reputazione ancora più forte.
Livia seguì lo sguardo dell’amica e sorrise.
«Se devi fare una follia, falla almeno memorabile.»
Bianca aggrottò la fronte.
«Che cosa stai pensando?»
«Chiedigli di sposarti.»
Bianca scoppiò a ridere.
Per qualche secondo quella sembrò la cosa più assurda che avesse mai sentito. Poi guardò nuovamente il Duca, così serio e distante sotto la luna, e sentì una strana leggerezza sostituire la rabbia.
«Perché no?» disse.
Prese una bottiglia di champagne da un vassoio e uscì nel giardino.
L’aria fresca le accarezzò il viso. Il rumore della musica divenne sempre più distante mentre percorreva il sentiero tra le siepi. Alessandro era ancora vicino alla fontana, apparentemente ignaro del piccolo scandalo che stava per iniziare.
Bianca salì sul bordo di marmo della fontana.
Il Duca la guardò.
Lei sollevò la bottiglia.
«Vostra Grazia!»
Le conversazioni dietro le porte aperte si interruppero. Alcuni invitati si affacciarono sulla terrazza.
Bianca sentì il cuore accelerare, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro.
«Ho bisogno urgentemente di un marito» dichiarò. «E voi sembrate avere urgentemente bisogno di una moglie. Potremmo risolvere il problema insieme.»
La musica si fermò.
Nessuno rise.
Alessandro rimase immobile. Non sembrava divertito, né scandalizzato. La osservava con un’intensità che fece lentamente svanire il sorriso dal volto di Bianca.
Lei aveva immaginato una battuta. Un rifiuto. Forse persino una risata generale che avrebbe trasformato quella notte in una storia da dimenticare.
Invece il Duca appoggiò il bicchiere sul bordo della fontana e si avvicinò.
Un passo.
Poi un altro.
Quando arrivò davanti a lei, alzò lo sguardo.
«Sì.»
Una sola parola.
Bianca rimase senza fiato.
Dietro di loro, il giardino sembrò congelarsi. Gli invitati erano ammutoliti. Sua madre era comparsa sulla soglia e aveva una mano premuta contro il petto.
«Sì?» domandò Bianca incredula.
«Sì» ripeté Alessandro.
Bianca scese lentamente dalla fontana.
«Vostra Grazia, io stavo scherzando.»
Il Duca la fissò senza alcuna durezza.
«Io no.»
Quelle parole cambiarono completamente l’atmosfera.
Alessandro non prese la bottiglia dalle sue mani e non cercò di approfittare della situazione. Al contrario, fece un passo indietro.
«Non prenderò una decisione per voi questa sera» disse. «Avete bevuto, siete sconvolta e state cercando soltanto una via di fuga.»
Bianca lo guardò sorpresa.
«Allora perché avete detto sì?»
Il Duca rimase in silenzio per qualche istante.
«Perché conosco la vostra situazione.»
Bianca sentì un brivido.
«Avete ascoltato?»
«Abbastanza.»
Alessandro guardò verso la porta della biblioteca.
«So che vostra madre sta considerando un matrimonio che non avete scelto. So che lo fa per proteggervi. Ma so anche che nessuno dovrebbe decidere il futuro di una persona senza darle la possibilità di dire no.»
Bianca abbassò lo sguardo.
Per tutta la vita aveva pensato che essere forte significasse sopportare. Sopportare i debiti, i giudizi, le rinunce e le decisioni degli altri. Quella sera, invece, un uomo che avrebbe potuto ottenere qualunque cosa le stava offrendo qualcosa di completamente diverso.
La possibilità di scegliere.
«E se domani me ne pentissi?» domandò.
«Allora non ci sarà alcun matrimonio.»
«E se non me ne pentissi?»
Un sorriso appena accennato comparve sul volto del Duca.
«Allora vi farò la stessa domanda quando sarete lucida.»
Bianca sentì gli occhi riempirsi di lacrime. Questa volta non erano lacrime di umiliazione. Erano il sollievo di una donna che, per la prima volta dopo molto tempo, aveva davanti a sé una scelta che apparteneva soltanto a lei.
Sua madre scese lentamente i gradini.
«Bianca…»
La giovane donna si voltò.
Per un momento nessuna delle due parlò.
«Volevo salvarti» disse sua madre.
Bianca respirò profondamente.
«Lo so. Ma salvarmi non significa decidere chi devo diventare.»
La madre abbassò gli occhi e annuì.
Il Marchese di Rovenza non ricevette mai la risposta che aspettava. L’accordo fu annullato e i debiti della famiglia vennero rinegoziati senza trasformare Bianca in una moneta di scambio.
Una settimana dopo, Alessandro tornò a Palazzo Valdieri.
Questa volta non c’erano ospiti, musica o champagne.
Bianca lo trovò nel giardino, accanto alla stessa fontana.
Il Duca teneva in mano una piccola scatola.
«Siete venuto per ricordarmi la mia follia?» chiese lei con un sorriso.
«No.»
Alessandro aprì la scatola.
Dentro c’era un semplice anello appartenuto a sua nonna.
«Sono venuto a farvi una domanda che merita una risposta data senza paura, senza debiti e senza pubblico.»
Bianca lo guardò negli occhi.
«Questa volta sono perfettamente sobria.»
Alessandro sorrise.
«È un ottimo inizio.»
Bianca tese la mano.
Non sapeva ancora quale forma avrebbe avuto il futuro. Sapeva soltanto che, qualunque cosa fosse accaduta, quella scelta sarebbe stata finalmente sua.
E forse era proprio questo il significato più profondo di quella notte: non il matrimonio nato da una battuta, non lo scandalo che aveva fatto ammutolire un’intera sala, ma il momento in cui Bianca aveva smesso di considerare il proprio destino come qualcosa che gli altri potevano semplicemente consegnarle.
Per la prima volta, aveva scelto.





