Roman Callaway rimase immobile davanti alla giovane donna rannicchiata sul pianerottolo del terzo piano. Per qualche secondo non disse nulla. Il bambino dormiva ancora contro il petto della madre, protetto dal cardigan grigio e dalla coperta termica che rifletteva la luce fredda della tromba delle scale.
La donna aprì completamente gli occhi quando si accorse della sua presenza. Il primo gesto che fece non fu quello di sistemarsi i capelli o cercare di alzarsi. Strinse semplicemente il neonato più vicino a sé.
«Non chiamate nessuno», mormorò. «Me ne vado subito.»
Roman abbassò lo sguardo verso il suo polso.
Il braccialetto bianco dell’ospedale era ancora lì.
Non c’erano bisogno di molte spiegazioni. Aveva visto abbastanza ospedali, abbastanza dimissioni e abbastanza persone esauste per capire che quella donna aveva partorito da pochissimo.
«Quando sei uscita dall’ospedale?» chiese.
Lei esitò.
«Quattro giorni fa.»
Roman si voltò lentamente verso Davis.
«E da allora è qui?»
Il responsabile della sicurezza annuì.
«Le guardie del turno notturno pensavano che qualcuno sarebbe venuto a prenderla. Poi hanno capito che tornava sempre qui. Le abbiamo lasciato acqua, qualcosa da mangiare e quella coperta.»
Roman serrò la mascella.
«Come ti chiami?»
«Elena Marini.»
«Elena, hai un posto dove andare?»
La giovane donna abbassò lo sguardo sul bambino.
Quella risposta silenziosa fu sufficiente.
La fotografia nella busta
Accanto alla coperta c’era una busta trasparente. Davis la raccolse e la porse a Roman. Dentro c’erano alcuni documenti piegati, un caricabatterie, un telefono spento e una fotografia.
Roman estrasse la fotografia.
Il cambiamento sul suo volto fu immediato.
Conosceva quell’uomo.
Non solo di vista.
Adrian Valli lavorava per una delle società immobiliari del gruppo Callaway. Aveva accesso a contratti importanti, proprietà di prestigio e documenti che passavano ogni settimana attraverso gli uffici legali della società.
Roman mostrò la foto a Elena.
«Chi è?»
Lei lo fissò, confusa dalla domanda.
«Mio marito.»
Davis inspirò lentamente.
Roman rimase impassibile.
«Perché non sei tornata da lui?»
Elena si morse il labbro. Sembrava combattuta tra la vergogna e il bisogno di raccontare finalmente ciò che era successo.
«Sono tornata.»
Roman attese.
«Quando sono uscita dall’ospedale, ho preso un taxi fino a casa. La serratura era stata cambiata.»
«Hai chiamato tuo marito?»
«Molte volte.»
«E lui?»
«Alla fine ha risposto. È sceso. Aveva una cartella con dei documenti.»
Elena guardò il bambino prima di continuare.
«Mi ha detto che non avevo più diritto a entrare. Che la casa non risultava più intestata anche a me. Che avevo firmato tutto mesi prima.»
Roman frugò nella busta.
Trovò alcune copie.
Una firma attirò immediatamente la sua attenzione.
Non quella di Elena.
Un’autorizzazione interna.
Un codice riconducibile al suo gruppo societario.
Roman prese il telefono.
«Davis, portala nell’appartamento ospiti al settimo piano. Chiama la dottoressa Keller. Voglio che controlli lei e il bambino.»
Elena scosse subito la testa.
«Non posso permettermi—»
«Non ti ho chiesto di pagare.»
Il tono non era duro, ma non ammetteva discussioni.
Roman la guardò negli occhi.
«Hai bisogno di riposare. Il resto lo capiremo dopo.»
Un nome nei registri
Due ore più tardi, Roman era seduto nel proprio ufficio davanti a tre schermi accesi.
Davis entrò con il direttore finanziario e un avvocato interno.
«Abbiamo trovato qualcosa», disse.
Roman indicò le sedie.
Adrian Valli aveva iniziato sei mesi prima a gestire una serie di trasferimenti immobiliari apparentemente ordinari. Piccole modifiche societarie. Cambi di intestazione. Spostamenti temporanei di fondi destinati a manutenzioni e ristrutturazioni.
Presi singolarmente, non destavano sospetti.
Insieme, raccontavano una storia diversa.
Adrian aveva utilizzato credenziali e autorizzazioni a cui non avrebbe dovuto avere accesso diretto. Alcuni documenti collegati a Elena erano stati inseriti tra pratiche aziendali molto più grandi, probabilmente nella speranza che nessuno li notasse.
Roman scorse una firma digitale.
«Questa autorizzazione risulta approvata dal mio ufficio.»
L’avvocato annuì.
«Ma lei quel giorno era a Zurigo.»
Roman sollevò gli occhi.
«Convocatelo.»
Adrian arrivò meno di un’ora dopo.
Entrò sorridendo, convinto che si trattasse di una normale riunione interna.
Il sorriso scomparve quando vide Elena seduta vicino alla finestra.
Il bambino dormiva in una piccola culla portatile.
«Elena?»
Lei non rispose.
Roman indicò la sedia di fronte alla scrivania.
«Siediti.»
Adrian rimase in piedi per qualche secondo, poi obbedì.
Roman gli fece scivolare davanti una copia dei documenti.
«Vuoi spiegarmi questo?»
Adrian lesse rapidamente la prima pagina.
«È una questione privata.»
«Non quando utilizzi credenziali della mia società.»
Il colore sparì dal volto dell’uomo.
«Posso chiarire.»
«Fallo.»
La versione che non reggeva più
Adrian iniziò a parlare velocemente. Disse che il matrimonio era in crisi. Disse che Elena non si occupava delle questioni economiche. Disse che aveva soltanto cercato di “semplificare” una situazione patrimoniale complicata.
Elena lo ascoltava in silenzio.
Roman non lo interruppe.
Più Adrian parlava, più la sua vers





